Godego. Finirono in cella con l’accusa di tentato omicidio del padre di lei L’anziano finito all’ospedale dopo una lite scagionò figlia e compagno
CASTELLO DI GODEGO
Era finito a processo con la fidanzata per aver tentato di strangolare il padre di lei, ma era stata la stessa vittima a scagionarlo.
Ora si appresta a chiedere un maxi risarcimento per i danni patiti per ingiusta detenzione. Con lui anche la fidanzata, figlia dell’anziano che nel frattempo è morto .
Lui è Massimo Zamin, 36 anni originario di Castello di Godego, lei Nadia Zarantonello, 34 anni, residente a San Benedetto del Trissino, nel Vicentino.
Il fatto risale al 22 luglio 2009. Secondo la prima ricostruzione, poi smentita dallo stesso anziano, contro Gelindo Zarantonello, 81 anni, si sarebbero scagliati i due fidanzati conviventi.
L'anziano venne picchiato con calci e pugni, lei avrebbe addirittura tentato di strangolarlo. Gelindo era dovuto ricorrere alle cure dei medici del Pronto soccorso dell'ospedale di Arzignano con una prognosi di pochi giorni.
Nel corso del litigio anche Massimo Zamin si era ferito a una mano sfondando con un pugno il vetro di una finestra: anche per lui, pochi giorni di prognosi.
Per i due fidanzati era scattata l'accusa di tentato omicidio aggravato. Durante il processo venne chiesta la consulenza d'ufficio per verificare lo stato mentale della donna, ricoverata in un paio di occasioni in un ospedale psichiatrico: fu giudicata incapace di intendere e di volere.
Gli avvocati della coppia, Luciano Gazzola e Luca Dorella, chiesero un nuovo incidente probatorio per sentire il racconto dalla voce del padre, il quale ridimensionò l'entità dell'aggressione facendo cadere l'accusa del tentato omicidio.
Il reato venne quindi derubricato da tentato omicidio aggravato a lesioni personali e percosse. A questo punto l'anziano, morto pochi mesi fa, aveva potuto ritirare la querela facendo cadere le accuse nei confronti della figlia e dell'allora convivente.
Il caso venne archiviato. Ma la coppia l’aveva ribadito fin dall’inizio: violento litigio, ma nessuna violenza, tantomeno un tentativo di omicidio nei confronti dell’anziano padre.
Ora che i due hanno dimostrato di avere agito senza violare la legge e il gip ha infatti accolto la richiesta della Procura, Nadia Zarantonello e il suo compagno Massimo Zamin, chiederanno i danni patiti per l'ingiusta detenzione. Sono in attesa che la corte di Appello di Venezia fissi l'udienza. All’epoca dei fatti Nadia era stata costretta un mese agli arresti domiciliari in una struttura di Montecchio Maggiore, mentre a Zamin era stato imposto il divieto di dimora a Trissino.