PIEVE DI SOLIGO Ci sarebbe lo spettro dei recenti licenziamenti ad aleggiare sull’omicidio di Emanuele Simonetto. Alcuni mesi fa, alla «Mistral» erano stati lasciati a casa alcuni operai, complice...
PIEVE DI SOLIGO
Ci sarebbe lo spettro dei recenti licenziamenti ad aleggiare sull’omicidio di Emanuele Simonetto. Alcuni mesi fa, alla «Mistral» erano stati lasciati a casa alcuni operai, complice il calo fisiologico di lavoro a causa della crisi che ha colpito anche il comparto del legno-arredo. E Simonetto avrebbe avuto un ruolo importante proprio nella scelta delle persone da lasciare a casa. Oggi i dipendenti dell’azienda di verniciatura sono una dozzina: una squadra affiatata e preparata. I colleghi più vicini a Simonetto, tra i primi ad accorrere ieri sera sul luogo del delitto, sono stati interrogati fino a tarda notte dai carabinieri in caserma a Pieve di Soligo. Uno alla volta, sono sfilati davanti ai militari dell’Arma per raccontare la loro verità su Simonetto, sul suo impegno di caporeparto ligio e preparato. Gli interrogatori sono continuati per ore, alla ricerca di qualche elemento utile alle indagini. Gli investigatori stanno passando al setaccio soprattutto l’ambiente di lavoro, anche se è assolutamente prematuro escludere qualsiasi altra pista, compresa quella personale. Le indagini proseguono a tutto campo, coordinate dal pubblico ministero Giovanni Valmassoi, giunto ieri sera a Pieve di Soligo.
«Chi l’ha ucciso, sapeva che Emanuele era l’unico della fabbrica che parcheggiava da quel lato dello stabilimento, verso l’ingresso degli uffici» si mormorava ieri sera tra i colleghi, a poche ore dal delitto. Non tutte le sere Simonetto usciva per ultimo. Non era solo lui, infatti, ad avere le chiavi della fabbrica. Evidentemente, dunque, il killer deve aver osservato attentamente e per giorni i movimenti del caporeparto. I colleghi, ieri sera subito dopo l’omicidio, si sono precipitati in via Montello, dove ha sede la «Mistral». Quando il killer ha sparato a Simonetto, non c’era già più nessuno in fabbrica. La notizia è rimbalzata tra i colleghi praticamente in tempo reale. E in molti hanno subito pensato a quegli ormai ex colleghi lasciati a casa nei mesi scorsi.
Emanuele Simonetto viene descritto come una persona molto attaccata al suo lavoro. Lavorava alla «Mistral» da oltre una decina di anni. Trascorreva in azienda tutta la giornata. E quando rincasava, in via Martiri della Libertà a Soligo, amava trascorrere le serate in compagnia degli amici. Frequentava assiduamente un gruppo di coetanei di Barbisano. «Una persona tranquilla, che amava fare festa e la compagnia – racconta una conoscente – Amava trascorrere le serate assieme agli amici, anche in casa sua. Una persona splendida».
Rubina Bon