Odissea per un meccanico di 34 anni che accusa l’ospedale: «Hanno aspettato troppe ore prima di intervenire»
MONTEBELLUNA
Un giro in Vespa in una bella domenica di marzo si è trasformato nell’inizio di un’odissea di ospedale in ospedale per E. B., meccanico di 34 anni residente a Montebelluna. Per finire con l’amputazione di parte della gamba destra dal ginocchio in giù. Ora il giovane, assistito dall’avvocato Matteo Mion, chiede i danni all’Usl 8, colpevole di aver mal curato i traumi seguiti all’incidente verificatori a Valdobbiadene. È lo scorso 20 marzo quando E. con i suoi amici va a alla Festa del Prosecco. Tutti in sella alle rispettive vespe per un giro sulle colline di Valdobbiadene. È nel viaggio di rientro che inizia la terribile odissea di E.. A Santo Stefano, nell’affrontare una curva, finisce con la Vespa in una buca. Inevitabile la caduta, non altrettanto le conseguenze. E. viene portato in ambulanza all’ospedale di Montebelluna. Lamenta un forte dolore alla gamba destra che «appare - si legge nelle cartella clinica- vistosamente deformata e tumefatta». Il giovane meccanico viene sottoposto a una serie di accertamentiu radiologici che evidenziano una serie di fratture a bacino, femore e perone destri. La gamba perde di sensibilità. Alle 20.30 viene effettuata un’ecografia. L’esame consiglia un consulto con il chirurgo vascolare dell’ospedale di Treviso, che rinvia il caso al collega del San Giacomo di Castelfranco. Viene chiamato un radiologo che consiglia un ulteriore accertamento. Un’ora dopo E. viene trasferito all’ospedale di Castelfranco per un intervento chirurgico d’urgenza. E. entra in sala operatoria alle 2 del mattino successivo. Il quadro clinico del giovane non migliora. Il primo aprile sulla gamba dello sfortunato meccanico interviene uno specialista ortopedico. La gamba presenta un’infezione e vengono effettuati diversi cicli di ossigenoterapia in camera iperbarica. Non bastano. E.B. viene ricoverato nella Chirurgia dell’Usl 9 il 12 maggio per un intervento di pulizia. Da qui viene trasferito nel reparto Malattie infettive. La diagnosi è di quelle che lasciano poche speranze: «Grave necrosi osteo-muscolare della gamba con infezione da Acinobacter multi resistente». Il 7 giugno E. torna in sala operatorio: al San Valentino di Montebelluna gli viene amputata parte della gamba, dal ginocchio in giù, come consigliato dallo specialista infettivologo. La vita di E.B. ,dopo cento e più giorni di ricovero da un ospedale all’altro, è cambiata per sempre. All’origine dell’amputazione, per il consulente chiamato a valutare il caso, ci sono quelle dieci ore tra l’arrivo al Pronto soccorso di Montebelluna e l’intervento chirurgico a Castelfranco: dalle 16 dell’arrivo alle 2 di notte, un lasso di tempo troppo lungo prima di eseguire un intervento fondamentale ritenuto urgente. Errori, per il consulente, anche nel dopo intervento: «deleteria» l’immediata infezione causata dal non aver messo in atto tutte le misure necessarie a prevenirla. E.B. ha deciso di chiedere i danni all’Usl gli ha chiesto 168 euro per la fotocopia della cartella clinica. «Una beffa», chiude il giovane meccanico.