Berlusconi, la rivolta dell'Istituto Planck

L’Itis Planck di Lancenigo chiede al premier «un doveroso silenzio». Lo fa con una lettera aperta indirizzata a Berlusconi appesa alla bacheca della scuola. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’ultimo attacco del premier alla scuola pubblica dove «gli insegnanti inculcano ai ragazzi valori diversi da quelli delle loro famiglie».

    TREVISO. L’Itis Planck di Lancenigo chiede al premier «un doveroso silenzio». Lo fa con una lettera aperta indirizzata a Berlusconi appesa alla bacheca della scuola. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’ultimo attacco del premier alla scuola pubblica dove «gli insegnanti inculcano ai ragazzi valori diversi da quelli delle loro famiglie».

    Parole che hanno fatto crollare le braccia a chi lavora ogni giorno dietro una cattedra facendo i conti con risorse che non ci sono, la mannaia dei tagli che ogni anno si abbatte sull’istruzione e un’opinione pubblica che taccia spesso i dipendenti pubblici come «fannulloni». E così l’Itis ha deciso di scrivere una lettera aperta al premier, apparsa ieri sulla bacheca dell’istituto, sottoscritta da circa 60 fra dipendenti, docenti e Ata (bidelli, segretari e tecnici). Primo firmatario il dirigente, Mario Della Ragione.

    «E’ difficile educare seriamente quando ci si confronta quotidianamente con i nefandi esempi che vengono dall’alto e col discredito che da tempo viene gettato sul personale della scuola - si legge - Nel ricordarLe che il “pesce puzza sempre dalla testa” Le chiediamo, se non un provvidenziale passo indietro, almeno un doveroso silenzio». La scuola precisa che la lettera non vuole sposare questo o quel partito: «Il significato è “lasciateci lavorare in pace”», spiegano.

    Ma l’Itis non è l’unica scuola che ha deciso di alzare la testa: molti docenti trevigiani, ieri alle 12, hanno deciso di osservare un minuto di silenzio contro Berlusconi. E’ successo, fra le altre scuole, al Berto di Mogliano, in alcune istituti del Coneglianese, a Montebelluna. Una protesta nata da un tam tam in rete e rilanciato via sms sui telefonini, in una sorta di «catena spontanea».

    Anche i sindacati stanno pensando a una mobilitazione. «Berlusconi non ha autorità morale ed etica per parlare di scuola pubblica» - dice Marta Viotto, della Flc-Cgil. La Cisl-Scuola è stata tempestata di telefonate di insegnanti indignati. Il bollettino della Uil Scuola scrive: «Il presidente del consiglio volendo esprimere criticità, dovrebbe prima considerare quanto valore offrono gli insegnanti italiani ai loro alunni, quante capacità mettono a disposizione, quanta energia, pazienza, volontà, professionalità». Salvatore Auci (Snals) è drastico: «Come insegnante mi sento offeso».
    03 marzo 2011
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