di Enrico Pucci
Ripartire dalle grandi mostre, meglio se dedicate ai maestri veneti: «Per esempio potremmo portare a Treviso quella di
Lorenzo Lotto», che sta per essere inaugurata a Roma.
Vittorio Sgarbi accusa l'immobilismo delle giunte Gobbo in campo culturale e butta lì un'altra idea a metà fra provocazione e suggestione: «Lanciamo Treviso città d'amore».
La città del «Castel d'amore» e di «Signore e Signori»: perché non farne un brand turistico, suggerisce Sgarbi, ospite mercoledì sera al Supermercato del libro sulla Castellana per un'affollata e pirotecnica presentazione del suo ultimo «Viaggio sentimentale nell'Italia dei desideri».
E già che c'è il critico svela un retroscena: «
Luciano Vincenzoni aveva scritto Malèna per Treviso.
Tornatore l'ha spostata nella sua Sicilia, ma non è stata più la stessa cosa».
Rilanciare l'immagine della Marca gioiosa et amorosa a colpi di rievocazioni storiche, mostre dedicate all'erotismo, week end romantici e itinerari dei cinque sensi: chissà che non possa piacere a
Gobbo,
Gentilini e
Zanini.
Perché c'è effettivamente un vuoto da riempire, finita l'era delle grandi mostre di
Goldin e
Brunello, il secondo «caduto in disgrazia dopo che insieme a me ha fatto arte e omosessualità a Milano: De Poli gli ha messo una croce su. Peccato perché sono tutti e due bravi».
Sgarbi rinfaccia al sindaco due cose: uno, di aver perso l'occasione di riempire il vuoto post-Goldin con le idee che lui stesso gli aveva proposto («per 300 mila euro avreste avuto il ritratto ai tempi di Tiziano, ma non siete stati capaci di trovare i finanziamenti»); due, di avergli messo un veto quando si profilò una sua candidatura a presidente della Provincia di Rovigo: «Ha imposto un leghista e ha perso col 10 per cento».
Sgarbi arriva in libreria dopo le 21.30, trafelato ma sempre carico a molla, accompagnato, annuncia lui stesso al microfono, «da un'amica bulgara. È venuta lei a trovarmi, a differenza di
Sara Tommasi che l'ho portata io in Bulgaria sull'aereo presidenziale».
Il libro parla molto del Cinquecento veneto e dei tesori della Marca, anche misconosciuti, come il ciclo di affreschi trecenteschi della Pieve di San Pietro di Feletto. Treviso gli ricorda fantastiche scoperte come il crocifisso ligneo bisantino delle Visitandine o Piero Slongo a Mogliano ma anche la prima querela. Era la metà degli anni'80, galeotta fu una «Cena di Emmaus» comprata da una nobildonna locale quando era funzionario della Sovrintendenza del Veneto.
«Qui è cominciata la mia carriera di processato - ricorda -: 320 querele, campione nazionale, seguito da Bossi a 180». E Berlusconi? «I suoi sono reatini». Sul palco il polemista nazionalpopolare corregge l'assessore Bastianetto quando usa termini che non gli garbano come «fruizione». Poi scende in platea e firma decine di copie del libro, instancabile, beato fra le donne.
25 febbraio 2011