Gorgo, trasferito il basista

Alin Bogdaneanu non più a Treviso. La madre accusa i politici

    GORGO AL MONTICANO. George Alin Bogdaneanu, il rumeno condannato a 20 anni per essere stato considerato il basista del duplice delitto di Gorgo, non è più in carcere a Treviso. E' stato infatti trasferito nella casa circondariale di Spoleto, in provincia di Perugia. Lo spostamento è avvenuto qualche giorno dopo lo scorso Natale e, pare, che il rumeno non l'abbia per niente gradito. Intanto è la madre del ragazzo, a cui ha fatto visita il quattro gennaio scorso, a chiedere ai politici di fare un passo indietro e di non esasperare gli animi.

    «Mi riferisco in particolare al governatore leghsita Luca Zaia - spiega la donna - lui ha usato parole molto dure nei confronti di mio figlio. Gli voglio solo ricordare che Alin ha sì commesso un errore gravissimo, ma che non ha ucciso nessuno». Ora si dovrà infatti attendere l'udienza della Corte d'Appello di Venezia, dopo che la Cassazione ha annullato le condanne di secondo grado per farle riformulare. La corte d'Appello avrà tempo infatti un anno per ridiscutere le pene inflitte all'ideatore (Stafa) e al basista (Bogdaneanu) della tragica rapina del 21 agosto 2007 nella quale persero la vita, dopo inenarrabili sevizie, i coniugi Pelliciardi, Guido e Lucia. L'albanese era infatti stato condannato all'ergastolo e a due anni d'isolamento, mentre il rumeno aveva ricevuto una condanna a vent'anni. A questo punto le pene potrebbero essere quindi riviste. Il terzo grado di giudizio aveva riservato un colpo di scena inaspettato. Dopo la morte in carcere a Padova di Arthur Lleshi, l'albanese esecutore materiale dell'efferato duplice delitto, erano rimasti Stafa e Bogdaneanu ad affrontare il processo. In entrambi i casi era stato chiesto il parziale annullamento della sentenza con cui la Corte d'Assise d'Appello aveva confermato lo scorso dicembre le pene di primo grado. Le difese degli imputati avevano chiesto in sostanza l'eliminazione dell'accusa di omicidio e, conseguentemente, una sostanziale riduzione delle condanne (i due potrebbero così uscire dal carcere molto prima). Ad Alin l'omicidio era stato contestato in base al principio di prevedibilità dello stesso: doveva - secondo i giudici - mettere in conto che la rapina poteva sfociare in omicidio. In realtà, ha sempre sostenuto la difesa, la prevedibilità nel caso specifico era solo astratta, non concreta (come impone la giurisprudenza in materia).

    Alin Bogdaneanu, inoltre, non sapeva che nella dépendance c'erano i Pelliciardi: riteneva che sarebbe stato commesso un semplice furto, non una rapina. E anche la difesa di Stafa ha sempre contestato l'accusa di omicidio: quella sera - hanno dimostrato i legali - Naim non era nella casa in cui è stato commesso il massacro. Ora può quindi andare incontro a revisione il processo di secondo grado che confermò in Corte d'assise d'appello a Venezia la pena all'ergastolo, e a 20 anni di reclusione, rispettivamente per Stafa ed Bogdaneanu.

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    24 gennaio 2011

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