Imbarazzo, con seguito di polemiche, all’inaugurazione di una scuola di Vedelago, dove Luca Zaia, neopresidente della regione, ha vietato l’Inno di Mameli, previsto dal cerimoniale. I collaboratori del governatore hanno fatto presente che era meglio il Va’ pensiero caro a Bossi. E così è stato
di Daniele Quarello
VEDELAGO. Zaia non vuole l’inno d’Italia, bagarre all’inaugurazione della scuola di Fanzolo. Doveva essere una giornata di festa. Il taglio del nastro della nuova scuola primaria di Fanzolo avvenuto ieri alle 10. La scuola realizzata dal sindaco leghista Paolo Quaggiotto con un progetto innovativo all’insegna delle nuove tecnologie e del risparmio energetico. Un fiore all’occhiello per il comune, tanto che per realizzarla il sindaco aveva deciso anche di sforare il patto di stabilità.
Per il taglio del nastro ieri erano arrivati addirittura il presidente della regione Luca Zaia, assieme al presidente della provincia Leonardo Muraro: i pezzi grossi del Carroccio per quella che si annunciava come una autocelebrazione dei successi leghisti nel territorio dei consensi record.
A rompere le uova nel paniere è stato proprio il neogovernatore Zaia, arrivato poco prima delle 10. La sua accoglienza era stata predisposta fino all’ultimo dettaglio. In prima fila il coro di Salvarosa, frazione della vicina Castelfranco, pronto a cantare l’inno di Mameli. L’inno italiano, l’inno istituzionale per tutte le cariche dello stato. Una cosa però poco gradita all’ex ministro all’agricoltura, già presidente della provincia di Treviso, baluardo dell’ortodossia leghista e ieri purtroppo simbolo della scarsa sensibilità del Carroccio verso il valore dell’unità nazionale. Appena arrivato, Zaia, attraverso il suo portavoce, ha subito «imposto» il suo diktat: «Niente inno italiano finché ci sono io». Meglio il «Va’ pensiero».
Un consiglio, o meglio un caldo suggerimento, che non ha lasciato gli organizzatori dell’evento di sasso, costringendoli a rivedere il programma. L’inno doveva essere cantato proprio al suo arrivo alla scuola. Niente di fatto. Parte il «Va’ pensiero», tra lo stupore dei presenti. Ci sono diverse autorità tra il pubblico. Tra queste anche Carmela Palumbo, direttrice dell’ufficio scolastico regionale, indignata dall’episodio. Ai suoi collaboratori ha già annunciato di voler denunciare la cosa all’assessore regionale all’istruzione Elena Donazzan (ben noti i suoi scambi di cortesie proprio con il governatore Zaia).
Ma tra gli indignati c’è anche il deputato del Pdl Fabio Gava, presente all’evento. Stando ad alcune indiscrezioni, sarebbe pronto a presentare un’interrogazione parlamentare sul tema. Insomma ieri mattina l’inno italiano a Vedelago non c’è stato. Nemmeno dopo la partenza del presidente Zaia. Dell’evento di discute molto in paese e non solo. Per i prossimi giorni si preparano già le polemiche tra Pdl e Lega. L’episodio purtroppo ha messo in ombra il vero motivo dell’incontro, ovvero la presentazione della nuova bio-scuola di Fanzolo. Una struttura in grado di ospitare 125 bambini e costruita seguendo i migliori dettami della nuove tecnologie per il risparmio energetico. Dotata di sonde geotermiche, pannelli fotovoltaici, legno e di un sistema di riciclo dell’acqua piovana. L’edificio ha raggiunto la «Classe Casa Clima B» con consumi inferiore ai 50 kWh per m2 all’anno. Ciò significa che la scuola può essere chiamata «edificio da 5 litri» perché ogni anno per il riscaldamento e la climatizzazione servono solo 5 litri di gasolio (o nel caso specifico 5 metri cubi di gas metano) per ogni metro quadrato di superficie.
13 giugno 2010