Buco Finabo, inchiesta in Procura

Indaga Roma dopo la perquisizione in piazza Recanati. La società è fallita lo scorso 4 marzo

    di Sabrina Tomè TREVISO. Un’inchiesta a Roma sulla Finabo, la finanziaria gestita dal trevigiano Giuseppe Camarotto che ha chiuso i battenti con un buco milionario lasciando all’asciutto centinaia di risparmiatori. La magistratura romana ha aperto un fascicolo nei confronti della società, che nella capitale aveva la sede legale e in piazza Recanati a Treviso una delle filiali. Gli accertamenti sono scattati dopo le denunce degli investitori che hanno perso decine di migliaia di euro.

    Le segnalazioni contro la finanziaria sono arrivate da tutt’Italia: 24 i trevigiani che qualche giorno fa hanno firmato un esposto in cui si ipotizza il reato di appropriazione indebita, a cui vanno aggiunti 150 risparmiatori liguri e un centinaio di romani. Il buco complessivo, sommando le denunce delle parti, è di circa 6 milioni di euro, di cui 1 soltanto nella Marca. Un buco provocato dolosamente o l’inevitabile conseguenza di un tracollo legato alla crisi economica e a quella delle borse mondiali? E’ quanto stanno cercando di capire gli inquirenti romani che già nel 2007 avevano avviato alcuni accertamenti sulla società sospettando evidentemente una situazione di irregolarità.

    Nel luglio del 2009 - dopo che il ministero ha cancellato la società dall’elenco degli operatori del settore - scatta l’ispezione della Guardia di Finanza che passa al setaccio la sede centrale della Finabo e le sue filiali (una dozzina complessivamente), tra cui appunta quella trevigiana. La realazione delle Fiamme Gialle, settore di polizia valutaria, viene successivamente trasmessa alla Procura che stava già conducendo accertamenti sull’attività della società.

    Il 4 marzo di quest’anno, infine, il tribunale di Roma dichiara il fallimento della finanziaria. Gli investitori sperano a questo punto di poter recupare almeno una parte del denaro investito. Nella Marca il buco è di 1 milione di euro: soldi versati alla Finabo nel corso degli anni, in alcuni casi addirittura a partire dal 1990. Le somme - stando alla ricostruzione dei denuncianti - venivano consegnate direttamente nelle mani dell’amministratore unico Giuseppe Camarotto, nella sede di piazza Giustinian Recanati 7. I risparmiatori avevano concluso con la società di intermediazione finanziaria contratti di investimento che garantivano un rendimento molto alto, fra il 7 e il 16,60% annuo, con maturazione e distribuzione quadrimestrale o semestrale. Gli interessi maturati venivano reinvestiti automaticamente e andavano ad aumentare il capitale iniziale. I risparmiatori, con un breve preavviso, potevano comunque chiedere il prelevamento delle somme che venivano consegnate regolarmente.

    Il meccanismo - che fino a quel momento aveva garantito rendimenti molto considerevoli - si inceppa nella primavera scorsa. I risparmiatori scoprono infatti che la filiale trevigiana ha chiuso i battenti a maggio per «problemi societari». Loro però hanno continuato a versare regolarmente il denaro, ignorando il fatto che la società non aveva più l’autorizzazione per operare nel settore.

    I risparmiatori si affrettanno a chiedere la restituzione dei loro investimenti: per qualcuno si tratta dei risparmi di una vita. Le richieste restano però senza seguito. Di qui la decisione di presentare un esposto alla magistratura, per valutare eventuali responsabilità penali da parte dell’amministratore Camarotto.

    La denuncia è stata depositata nei giorni scorsi in Procura: potrebbe essere ora trasmessa a Roma dove è già stata aperta l’inchiesta.
    31 marzo 2010
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