«I Ros cercavano il tanko nel mio garage a Vicenza»

Gabriele Perucca, presidente del Life, è tra i 47 indagati dalla procura di Brescia «Da due anni quella ruspa modificata da Contin era ferma a Casale di Scodosia»

    PADOVA. Ha scelto la pagina di Facebook per la sua professione di fede: «Gabriele Perucca terrorista, patrioti liberi» e non ha remore a raccontare come i Ros siano entrati in casa sua a Vicenza con un mandato di perquisizione alle 5 della notte: «Cercavano armi da guerra e il tanko nel mio garage ma non hanno trovato nulla», dice il vicentino Perucca, 43 anni, sposato e padre di due bimbi.

    Il suo nome compare nella lista dei 47 indagati che si sommano ai 26 venetisti agli arresti dopo il blitz della procura di Brescia, più che mai convinta che quel Tanko2 fabbricato a Casale di Scodosia sia un’arma bellica perché ha superato le prove di fuoco a salve e quindi andava fermato: 21 persone dell’associazione l’Alleanza sono in cella, tre scarcerate e due agli arresti domiciliari da mercoledì 1 aprile.

    Perché Perucca è finito nei guai? Per la sua attività di leader del Life, che pratica la protesta fiscale: dello stesso club fanno parte il veronese Lucio Chiavegato, leader dei Forconi veronesi con presidio a Soave, e Patrizia Badii, altra animatrice del Life e profonda conoscitrice dei segreti della politica veronese, come ha dimostrato l’inchiesta di Report della Gabanelli che l’ha intervistata pochi giorni prima del blitz.

    E se la Lega Nord ha sposato la causa di Chiavegato al punto da portare la moglie e i figli domenica sul palco di Verona, assai più fredda è stata la solidarietà nei confronti di Patrizia Badii, che ha lanciato pesanti sospetti contro il sindaco Flavio Tosi. In tale contesto si inserisce il racconto di Perucca, che ha un’azienda che produce zanzariere e un’idea del tutto sua del diritto costituzionale.

    «I Ros mi hanno sequestrato il computer e il cellulare e da una settimana non lavoro ma chiederò il risarcimento dei danni, per il codice civile si tratta di danno emergente da lucro cessante. Faccio parte della protesta del 9 dicembre Life-Forconi e l’Arma con questa inchiesta ci ha fatto un grande favore perché se fino a una settimana fa erano due milioni a volere l’indipendenza ora ci sono almeno tre milioni di veneti al nostro fianco».

    E la perquisizione in casa?

    «Ci hanno svegliato alle 4 e mezza di notte: cinque carabinieri con un foglio in mano con l’elenco delle armi da trovare: bombe, mitragliette, pistole. E poi c’era il tanko. Facevano fatica a dire quella parola, ho spiegato che non si tratta di un fucile a canne mozze ma di un carro armato. Ed era inutile cercarlo in cucina e camera da letto. E li ho portato in garage. Hanno rovesciato tutto ma di pistole, bombe e tanko nemmeno l’ombra. Se ne sono andati delusi». E del tanko di Flavio Contin sequestrato a Casale di Scodosia cosa ne pensa? «Era fermo nel capannone da due anni: si tratta di una ruspa con due bandoni di lamiera, non è un carro armato, la magistratura ha preso un colossale abbaglio». Ultima questione: se al posto dei venetisti di Alleanza a progettare la marcia con il tanko su Venezia fosse stato un gruppo di seguaci di Al Qaeda cosa avrebbero dovuto fare i magistrati e i Ros? «Arrestarli tutti per attività terroristica. Che tornino a casa loro. Solo noi veneti abbiamo il diritto di ribellarci e insorgere contro Roma», conclude Perucca che tiene a sottolineare: «Sono laureato in Scienze politiche».

    Albino Salmaso

    09 aprile 2014
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